Nel vasto oceano della cinematografia hollywoodiana ci sono principalmente due tipologie di film: blockbuster, gli intrattenitori filmici ricchi di azione che puntano a divertire il pubblico e i film d’autore, quelli etichettati come drammatici provenienti da registi affermati, i quali o traggono le loro idee da storie vere (come in quest’ultimo periodo) o puntano a qualche tema in particolare (la guerra, la criminalità ecc.). Comunque sia entrambi i generi cercano un certo tipo di spettatore, sia che l’opera sia bella che brutta, i film sono un prodotto che va venduto e pochi sono disposti a rischiare.

Whiplash va controcorrente: se ne infischia delle regole, non segue la tendenza, si ribella al controllo delle major (La Sony è sempre favorevole ai prodotti originali) e spicca sopra gli altri per originalità.
Andrew è un ragazzo di diciannove anni col sogno di diventare il migliore batterista jazz della sua generazione, come Buddy Rich ai suoi tempi, nella sua strada incontra l’insegnante e direttore d’orchestra della Shaffer Conservatory, Terence Fletcher, il quale lo mette a dura prova sia fisicamente che mentalmente, infatti Terence non è uno di quegli insegnanti che si vogliono fare amare, il suo scopo è spronare coloro in cui vede del potenziale per non farli diventare solamente degli ottimi musicisti ma leggende della musica.

Il rapporto di odio/amore reciproco tra i due è qualcosa di magnifico, reso possibile dalle ottime capacità recitative di entrambi gli attori, Miles Teller e J. K. Simmons rispettivamente Andrew Neyman e Terence Fletcher, che col solo sguardo riescono a comunicare molto più che con la parole. Un inimicizia distruttiva, frustante che porta ha atti folli e insensati. Entrambi però hanno qualcosa in comune: l’amore per il jazz. Quella passione che riesce a tenerli insieme nonostante tutti gli screzi e le vicissitudini.
Alla regia troviamo Damien Chazelle, così sconosciuto da non avere una pagina su Wikipedia in italiano, un ragazzo con talento e soprattutto passione per il suo lavoro. Non ha voluto seguire le strade percorse da altri, ha una suo punta di vista, una sua visione su come raccontare la storie e il risultato è eccellente.
Una pellicola scoppiettante, diversa dal solito, dirompente che corre come un treno senza freni che suona a ritmo di jazz.


Filippo Giacometti