Nonostante la Pixar avesse già soddisfatto il mio appetito di film d’animazione con Inside Out, un po’ di spazio era rimasto per Il Viaggio di Arlo. Un lungometraggio travagliato e forse poco accolto dal pubblico e dalla critica.

Il Viaggio di Arlo è un film semplice, piccolo e dolce. Una trama che non vuole essere originale, personaggi che non necessitano di approfondimento. Una fiaba, classica e per tutti, in cui la necessità di scrivere storie nuove e interessanti è messa in secondo piano, per raccontare un viaggio sulla crescita, la famiglia e il cambiamento. Si tratta forse dell’idea meno geniale dei creatori di Toy Story, banale e già vista e rivista, ma quel conta non è tanto l’unicità di un’idea ma come questa viene messa in scena.

La narrazione scorre liscia, senza intoppi, con ogni scena al suo posto e nel momento giusto, pronta li per emozionare lo spettatore con quella giusta dose di dramma, tristezza e dolcezza. La capacità rara di riuscire a parlare senza parlare, tramite le espressioni, un linguaggio non verbale ma funzionale.

Il Viaggio di Arlo è una piccola perla, una Pixar diversa meno scoppiettante e originale ma non per questo incapace di regalare grandi film.


Filippo Giacometti