Transformers: L’ultimo Cavaliere, quinto capitolo della saga ispirata agli omonimi giocattoli anni ottanta, giunge nei cinema nostrani e del mondo pronto a sbancare nuovamente i botteghini. Sarà riuscito questa volta a salvarsi dalla spietatezza della critica cinematografica? No.

Questo genere di film devono essere presi per quel che sono: blockbuster movie dell’estate. Non pretendete di andare in sala e vivere un racconto dalla trama avvincente o vedere recitazioni da premio Oscar. Questo tipo di produzioni sono fatte per permettere al pubblico rincoglionito dall’afa estiva di entrare in sala e spegnere il cervello, per godersi due ore di lotte tra robot.

Un film ignorante diretto da un regista cazzone che se ne fotte della stampa specializzata consapevole di fare i milioni al box-office. Bay è un uomo del pubblico e sa bene che la gente vuole pellicole chiassose, cafone e dinamitarde.

Visivamente è uno spettacolo: un perfetto mix tra effetti speciali digitali e tradizionali. Scene da togliere il fiato, specialmente nel finale. Va visto nei cinema, soprattutto IMAX, l’unico formato in grado di mostrare appieno l’incredibile lavoro della Light And Magic.

La fotografia è luminosissima, quasi abbagliante, e le scene d’azione sono afflitte da un montaggio troppo veloce e con troppi tagli, provocando spesso confusione. Belle modelle, macchine lussuose e personaggi sempre sopra le righe. Battutine da adolescenti e tante tante, tantissimi esplosioni. Anche troppe.

Un film di eccessi, talmente saturo di azione che dopo due ore e passa di visione stufa. Il troppo fa male, anche in un film come Transformers: L’ultimo Cavaliere, e sinceramente non riesco a ricordare particolari scene d’azione perché è praticamente un tutt’uno.

Non penso serva parlare della sceneggiatura: un mero pretesto per proseguire con l’azione. La trama è sempre la stessa: i cattivi vogliono distruggere il mondo e i buoni li fermano.

Transformers: L’ultimo Cavaliere è come quel amico un po’ cretino che vi fa sempre ridere. Sapete che è scemo ma vi piace lo stesso.


Filippo Giacometti