Nemmeno un anno abbiamo dovuto aspettare prima che arrivasse al cinema il secondo film di Ridley Scott: dopo il discutibile Exodus, il regista di Alien ritorna alla fantascienza con una pellicola in cui un botanico ci insegna a sopravvivere su Marte coltivando patate.

Seppur le promesse fossero più che convincenti e la critica americana abbia dimostrato un certo entusiasmo, The Martian di Ridley Scott è un film soporifero, prevedibile e privo di mordente. Il difetto maggiore è quello di essere stato girato e pensato come un documentario storico/scientifico, ricordando molto da vicino Apollo 13, rendendo vani i tentativi di provare qualsiasi forma di empatia con il protagonista visto che si intuisce fin dall’inizio che alla fine verrà salvato.

Si punta quindi tutto sulla componente scientifica: il protagonista deve affrontare una serie successiva di sfide usando le sue conoscenze e l’ingegno, soluzioni scientificamente valide e pertanto realizzabili nelle realtà, rendendo questa pellicola qualcosa molto vicino a un documentario scientifico. Peccato che io volessi vedere un bel film e non una puntata di Super Quark.

La trama è scritta bene, da manuale, ma è la storia di fondo a non funzionare: mi aspettavo un film sulla solitudine, la sopravvivenza, in cui ogni più piccolo problema è una lotta tra la vita e la morte, qualcosa simile per certi versi a Cast Away. In The Martian si usa un tono leggero e comico, uno stile decisamente non funzionale e che cerca di avvicinarsi alla Marvel e i suoi Guardiani Della Galassia (con tanto di musiche anni 70/80).

The Martian è un insieme di idee prese da altri film amalgamate male e anche peggio sviluppate risultando blando, incapace di prendere lo spettatore e finendo presto nel dimenticatoio. Ridley Scott aveva tra le mani il potenziale per un’eccellente sci-fi movie e l’ha sprecato per un film per famiglie, commerciale e senza anima.


Filippo Giacometti