La lotta tra robot e mostri giganti ritorna al cinema con Pacific Rim: La rivolta. Sarà riuscito il regista televisivo Steven S. DeKnight a continuare il buon lavoro di Guillermo Del Toro?

Pacific Rim: la rivolta è esattamente ciò che tutti i fan dell’opera originale temevano: una baracconata. Le buone idee, la fantasia e l’anima da nerd occidentale/orientale che caratterizzava il primo film sono state fagocitata e trasformate in un blockbuster movie che non regala nulla tranne che rammarico.

Nonostante un curriculum da geek, Steven S. DeKnight non è stato capace di gestire l’eredità lasciata da Del Toro: la sua regia è televisiva e l’intera pellicola sembra l’episodio pilota di una serie tv, in cui vengono presentati i personaggi e dato un assaggio di quello che verrà in futuro. Non a caso infatti, senza fare spoiler, il finale fa intendere per un seguito.

“Molte idee ma confuse”  è un modo di dire che calza a pennello Pacific Rim: la rivolta. DeKnight, che oltre regista e anche sceneggiatore, ha voluto strafare e riempire fino all’orlo le due ore di durata con sotto trame non necessarie, personaggi secondari dispensabili e idee incastrate a forza.

I personaggi sono emotivamente immobili. La loro maturazione è artificiosa, forzata da una pessima sceneggiatura (con scene e dialoghi che delle scimmie ammaestrate sotto acidi avrebbero scritto meglio) e gli eventi della storia non sembrano scalfirli, non reagiscono.

I protagonisti sono stati costruiti con un copia e incolla dal precedente film e, se ciò non fosse già fastidioso, nemmeno viene dedicato loro il tempo necessario per farsi conoscere il pubblico, per approfondire la loro storia. Tempo che viene invece rubato da figure la cui presenza non è giustificata, come per esempio il cadetto Viktoria, personaggio irritante e con battute così terribile da imbarazzare il pubblico in sala.

Di questo obbrobrio si salvano giusto i combattimenti e gli effetti speciali. Vedere robottoni giganti distruggere città mentre combattono creature alte come grattacieli rimane sempre e comunque figo.

Il primo Pacific Rim era caciarone, divertente e godibile. C’era passione e la fantasia di un bambino che non vuole crescere (Del Toro). Senza il suo papà la saga di Pacific Rim ha preso una strada sbagliata, quella verso il declino.

Pacific Rim: la rivolta non è il sequel che avrebbe e sarebbe potuto essere. Una pellicola debole, erronea, incapace di suscitare alcune emozione tranne la tristezza, per un’altro franchise che è andato, per usare un francesismo, a puttane.


Filippo Giacometti