Dopo tre anni dall’uscita del primo film anche questo viaggio nella Terra di mezzo si conclude ponendo la parola fine alle gesta di Bilbo Baggins e la compagnia nanesca. Mi reco come l’anno scorso all’IMG Cinemas di Mestre, l’unico dei pochi in Italia a poter offrire la miglior qualità audio visiva adatta a questo film, in grado di fornire un perfetta visione in 3D HFR e soprattutto Dolby Atmos. Tecnicismi da proiezionista a parte, questo terzo e ultimo capitolo dell’epopea hobbitiana non è sicuramente quello che mi ha convinto di più: la storia è fin troppa diluita, non tanto per le trame secondarie non presenti nelle libro originale per ricollegarsi al Signore Degli Anelli, quello sono anche gradite seppur non necessarie, quello che stona è un eccessiva lunghezze di alcune scene, cadendo alcune volte nel logorroico o nel “già visto”; infatti Peter Jackson non presenta niente di nuovo, anzi, spesso usa gli stessi stratagemmi della trilogia precedente (o antecedente se volete seguire la cronologia della storia) con addirittura, in alcuni casi, le stesse battute. Il problema è che tende troppo ad essere epico come il Signore Degli Anelli basandosi però su una storia che alla fine tanto epica non è, si tratta più di avventura, una favola per approfondire uno dei personaggi della trilogia dell’anello; nel primo film era molto più vicino a questo obiettivo, anche nel secondo, in questo le battaglie sono eccessive, spettacolari e coreografiche come sono sempre state, ma durano troppo per una sceneggiatura che non riesce a sorreggere tutti questi personaggi in eccesso. La storia d’amore tra Tauriel e Kíli è platonica, sviluppata in maniera insufficiente per essere presa sul serio, non che i legami amorosi nella Terra di mezzo siano mai stati ricchi di emozioni, però qui è davvero basso il livello di approfondimento e certe battute stonano fin troppo.

Non sto dicendo che sia un brutto film, semplicemente non regala nulla di nuovo rispetto al Signore Degli Anelli perché tende troppo ad essere come questo ma non ci riesce perché il materiale originale aveva uno scopo ben diverso da quello che ha voluto imporre Jackson.


Filippo Giacometti