Poco apprezzato dalla critica americana e arrivato un po’ in sordina nelle sale italiane (poche le proiezioni per un film del genere) Blackhat è l’ultimo lavoro del regista  Michael Mann, un appagante e intrigante thriller informatico.

Il tema è molto attuale: gli hacker. Se già in precedenza erano stati realizzati film al riguardo (esageratamente fantasiosi), Mann ne prende spunto per creare un nemico invisibile e con un piano ben preciso ed elaborato. Il Black Hat è infatti un Cyber criminale, un hacker con fini criminali che grazie alle sue notevoli abilità informatiche è capace di controllare ogni cosa connessa schiacciando “enter” sulla tastiera.

Non aspettatevi però una guerra tra nerd all’ultimo bit, BlackHat è un film ricco di azione dove i momenti di vero hackeraggio sono spesso intervallati con sparatorie e scazzottate dell’occasione. Per questo il protagonista è Chris “Thor” Hemsworth, attore inadatto e azzardato per un personaggio la cui superiorità dovrebbe venire dal cervello e non dai muscoli. Un hacker genio, belloccio e rissoso; la miglior combinazione possibile ma sinceramente anche poco plausibile. Il ruolo sarebbe stato più adatto a Leehom Wang, l’altro hacker compare del galeotto Nicholas Hathaway (che sarebbe Chris) lasciando quest’ultimo nella parte dell’action man.

Nonostante questa scelta discutibile, la trama ha un buon ritmo, costante e con diversi momenti esplosivi (in tutti i sensi) e non risulta mai eccessivamente romanzata o forzata. Le tecniche informatiche presenti non sono così fantascientifiche e il rischio di una guerra virtuale non è pura fantasia.
Musiche con un missaggio curato e particolare accompagnano le immagini frenetiche spesso con un tremolio da ripresa da telecamera a mano.

In conclusione, Blackhat è un godibile film d’azione con un tema molto attuale, raccontato con chiarezza senza mai che i fili della storia si attorciglino.


Filippo Giacometti