Nella futuristica San Fransokyo, città in cui cultura americana e giapponese coesistono insieme, vive Hiro Hamada, ragazzo adolescente con la passione per la tecnologia e le scienze nonché protagonista del nuovo film d’animazione targato Disney, Big Hero 6, ispirato vagamente al fumetto Marvel del 1998.

Dopo la più classica favola di Frozen, la casa di Topolino passa al mondo dei fumetti unendo sotto un unica bandiera i manga giapponesi, con i loro robottoni guidati da ragazzi, e quelli americani da cui prende i canoni più comici e classici delle storie dei supereroi. Questa scelta, oltre ad essere un ottima mossa di marketing (la major cinematografiche americane cercano sempre di più di conquistare il mercato giapponese) e anche un esperimento ben riuscito peccato che, a parte la città e i nomi, del Giappone c’è davvero poco essendo la storia in linea con gli standard Disney, quindi citofonata e prevedibile, senza cercare di uscire fuori dai confini della favola in cui tutto finisce sempre bene.

Certo, Big Hero 6 è comunque un buon film d’animazione, divertente e ricco di azione ma rimane lo stesso sempre sui suoi passi, sul buonismo e il “vissero per sempre felici e contenti”, tutti elementi tipici delle favole come la crescita del protagonista, con tutti i suoi passaggi, antagonista piatto e monodimensionale semplicemente etichettato come cattivo che certo, avrà le sue motivazioni dietro ma non si può certo definire un personaggio approfondito anche perché viene tenuto scoperto fino alla fine.

Un film natalizio godibile che raggiunge il suo obbiettivo ma che però poteva offrire di più visto anche gli ultimi lavori della concorrente DreamWorks (Dragon Trainer 2) che quest’anno potrebbe portarsi a casa una statuetta d’oro.

In una scala da uno a dieci come valuti Big Hero 6 ? Un abbraccio caloroso di Baymax.


Filippo Giacometti