Per chiunque condivida con me la passione per i supereroi Marvel, Avengers: Infinity War è sicuramente il film più atteso dell’anno.

Tutti quei personaggi, gli eroi a cui mi sono affezionato in questi anni, nello stesso schermo insieme per sconfiggere il più potente di tutti i nemici: Thanos. Il folle titano, apparso timidamente la prima volta in Avengers, è in cerca delle gemme dell’infinito per diventare padrone dell’universo e attuare il suo insano piano: bilanciare l’universo tramite genocidio.

Avengers: Infinity War è un kolossal di proporzioni epiche come mai non si era mai visto al cinema. Una pellicola che porta sulle spalle un macigno enorme, il peso di un’eredità di storie e personaggi, senza mai barcollare ma mantenendo un perfetto equilibrio.

I fili narrativi tessuti in questi ultimi dieci anni si intrecciano in un telaio di pura immaginazione, un’esplosione di emozioni che trascende la settima arte e diventa un tutto uno con i fumetti a cui si ispira.

Avengers: Infinity War è l’inizio della fine di un’era, l’epico finale in cui si deciderà il destino dei personaggi del Marvel Cinematic Universe. I toni della pellicola sono necessariamente più drammatici e per raggiungere ciò è stato aggiunto alla formula marvelliana di dramma/azione/comicità un nuovo ingrediente: l’ineluttabilità.

Fin dall’inizio Avengers: Infinity War non ha pietà dello spettatore e la speranza di vedere gli eroi trionfanti contro il malvagio di turno viene spezzata via in poco tempo. L’apocalisse è inevitabile.

Non si era mai visto un cast così immenso in un film di supereroi ed è incredibile come i fratelli Russo siano riusciti a gestirli con tale destrezza. Le diverse personalità dei protagonisti non si sovrappongono mai ma si scontrano risultando in un scambio di battute formidabili. Tutto ciò non sarebbe stato possibile se non fosse per attori perfettamente inseriti nel proprio ruolo, capaci di interpretare quei personaggi con incredibile naturalezza e facendo trasparire ogni loro sentimento.

Come sempre l’autorialità regista viene totalmente annichilita, ma dall’altro canto è un male necessario per mantenere la coerenza e uno stile unico. Tuttavia Anthony e Joe Russo si dimostrano nuovamente abili dietro la macchina da presa e fenomenali narratori di storie. La loro regia è ambiziosa ma mai sfacciata o prepotente (coff coff..Snyder) e la storia scorre a ritmo costante senza mai un momento morto o una scena fuori posto. Le due ore e mezza di lungometraggio scorrono senza accorgersene.

Uno dei difetti che accomuna molti film Marvel è la banalità dell’antagonista. Infatti, i cattivoni” si sono quasi sempre dimostrati un’insieme di stereotipi privi di vera sostanza.

Thanos non è il solito cattivo. Il folle titano è un’essere dotato di una ferrea volontà, un incredibile ingegno e una spiccata intelligenza. Thanos incute timore e autorevolezza, il suo nome viene associato alla morte e la distruzione ovunque nella galassia. Una persona infinitamente crudele ma nonostante ciò con un cuore e dei sentimenti che non ha paura di palesare. Thanos non pensa di essere cattivo, anzi, crede che quello che fa sia un male necessario per un futuro migliore. Non vuole essere un dittatore onnipotente e governare l’universo, lui vuole proteggerlo da una fine a parer suo inevitabile.

Il film è ricco di scene d’azione spettacolari e pirotecniche. I combattimenti sono perfettamente coreografati e uniscono in un unico “balletto” i diversi stili di ogni personaggio. La fotografia riecheggia la tavole fumettistiche con un grande utilizzo di colori che esplodono letteralmente su schermo. Visivamente è uno spettacolo per gli occhi ed è la visione perfetta per questo genere di pellicole.

Avengers: Infinity War è un’opera complessa, strutturata e ben calibrata. Nonostante la pressione, i fratelli Russo sono riusciti a dirigere un film spettacolare, travolgente e senza cedere a compromessi. In poche parole: infinito.

“La nostra idea era di mettere insieme un gruppo di persone eccezionali sperando che lo diventassero ancor di più. E che lavorassero insieme quando ne avremmo avuto bisogno per combattere quelle battaglie per noi insostenibili.”


Filippo Giacometti