Mercoledì, 30 Luglio, giorno di uscita di Apes Revolution – Il Pianeta Delle Scimmie (Dawn of The Planet of The Apes per gli amici anglofoni). Mi reco al The Space Cinema, l’ex Cinecity, a cui ormai sono molto affezionato. Biglietto, sala 9, secondo piano. Poca gente, anche perché son solo le 18.30. Dopo i trailer, il film.

Il prequel, il remake del classico Pianeta delle Scimmie, mi era piaciuto; il che è strano visto che non mi sono mai piaciuti i film con gli animali ma c’è sempre l’eccezione. Le aspettative per questo seguito erano alte, visto anche le recensioni positive che circolavano in giro, e speravo che quei recensori avessero ragione: e ce l’hanno.
Matt Reeves riesce a raccontare in due ore o più una storia avvincente, ben raccontata, mai banale regalando allo spettatore scene forti, emotivamente e visivamente, senza cadere nell’oblio della classica commercialata americana. Un film con un’anima, con tanto affetto ma anche molti effetti; questo è uno dei rari casi in cui gli effetti speciali, seppur in gran quantità, sono al servizio della narrazione, e non l’opposto (coff coff Michael Bay) come allo stesso modo lo sono le musiche (era ora ti facessi sentire Michael Giacchino) e gli attori, sia in carne e ossa che digitali.

Dopo dieci anni che Cesare e la sua tribù sono scappati, il virus responsabile della loro intelligenza superiore, ha decimato milioni di essere umani portando la nostra specie sull’orlo dell’estinzione. Un comunità risiede ancora a San Francisco, capitanati da Dreyfus, un Gary Oldman non al massimo del suo splendore ma che comunque sa compiere il suo dovere. Il problema: la città sta esaurendo il carburante necessario per far funzionare i motori, l’unica fonte di energia. La soluzione: ripristinare la vecchia centrale elettrica sulla diga e garantire abbastanza energia per tutti e far funzionare la radio per cercare superstiti. L’ostacolo: la zone dov’è situata la diga, la centrale elettrica, è territorio delle scimmie. Soluzioni: Fare guerra alle scimmie o cercare una soluzione pacifica con loro.

Questo è il plot del film, che si evolverà in maniera imprevedibile nell’arco di tempo della sua durata. Il protagonista del film non è un singolo individuo ma ben si le scimmie stesse e il rapporto con gli umani. Da una parte abbiamo Cesare, leader delle scimmie, che si fida degli umani perché ha conosciuto il loro affetto, inoltre vuole la pace e la guerra è l’ultima delle cose che vorrebbe. Dalla parte opposta abbiamo Koba, che ha conosciuto gli umani solo come artefici delle sue torture, e che pertanto vuole la guerra a tutti i costi.
Il film racchiude in se una metafora, specificata meglio da alcune parole dette da Cesare, che hanno senso ancora oggi. La metafora è…. andate a vedervi il film! La scoprirete da soli.


Filippo Giacometti