L’eroe miniaturizzato di casa Marvel ritorna sul grande schermo per un secondo film in Ant-Man And The Wasp. Il supereroe più piccolo del mondo è riuscito a fare il bis?

Con Ant-Man Peyton Reed è riuscito a rendere “cool” un supereroe con il potere di rimpicciolirsi e parlare con le formiche. Il successo del primo film è dovuto al giusto mix di azione e comicità, con un briciolo di serietà per rendere la storia reale per il pubblico.

L’assurdità dell’universo Marvel tende a stupire ma anche ad allontanare il pubblico per la sua assurdità. Se quello che vediamo su schermo è troppo irrealistico bisogna bilanciare con qualcosa che conosciamo: i legami effettivi sono l’unica cosa con cui il pubblico può relazionarsi e sono necessari per rendere realistici i personaggi.

Ant-Man And The Wasp si concentra maggiormente sul rapporto tra Hope e i suoi genitori (in particolare la madre scomparsa) e Scott con sua figlia Cassie. Niente più minacce globali da sventare ma una viaggio pericoloso in soccorso di una persona amata.

La mancanza di un vero antagonista viene compensata da scontri con più avversari, i quali forniscono la basi per scene d’azione ancora più surreali e spettacolari della pellicola originale. Il ritmo è serrato e non ci sono momenti di noia. La comicità è perfettamente bilanciata, con battute mai fuori luogo. Michael Pena è anche questa volta un’eccellente spalla comica e regala momenti veramente esilaranti.

Ant-Man And The Wasp è il perfetto seguito: elimina i difetti precedenti del predecessore e potenzia quello che aveva funzionato. Nonostante la storia non abbia lo stesso peso degli altri film del MCU, la saga dell’uomo formica merita il suo giusto posto e la visione per i fan della Casa delle Idee è obbligatoria.


Filippo Giacometti