Si vi aspettate che prenda un secchio di acqua gelida e me lo butti addosso, siete sulla pagina sbagliata. Fatta questa premessa, voglio condividere con voi la mie opinioni su quella che è ormai la mania dell’estate:La Ice Bucket Challenge (la sfida del secchio ghiacciato). Si tratta, per quei pochi di voi che non lo sapessero, di una sfida a scopo di beneficenza (o così dovrebbe essere), in cui gli sfidati devono buttarsi una secchiata di acqua gelida come gesto della loro donazione alla ALS Association, società che si occupa di trovare una cura alla sclerosi laterale amiotrofica (SLA in breve) una rara quanto terribile malattia che provoca la distruzione dei motoneuroni, i neuroni che ci permettono di controllare direttamente e indirettamente i muscoli; gli affetti a questo male perdono di fatto la forza e la capacità di muovere le braccia, le gambe e il corpo andando incontro a problemi respiratori vincolandoli ad un macchina per respirare.

La IBC è pertanto un atto di generosità per aiutare coloro che vivono in questo stato e un modo anche per far conoscere la patologia, che data la sua rarità è poco conosciuta. All’inizio ad accettare la sfida sono stati personaggi come Bill Gates (noto per il suo contributo nel sociale) e Mark Zuckerberg o società quali Sony o più recentemente Bungie (la quale donerà il 20% dei ricavati del suo Store fino al 9 settembre), che oltre la secchiata di acqua gelida hanno donato anche una cospicua somma all’associazione. Fin qui tutto bene: soldi per combattere la malattia e divertenti video per noi, se non fosse che da gesto di beneficenza il cui scopo era chiaro e nobile sia diventato una cosa virale, e come spesso capita in questi casi, molti si sono dimenticati il significato di tale performance.Vip, gente di spettacolo, politici, youtuber e tanti altri ne hanno approfittato per farsi pubblicità e avere notorietà nel web, spesso nemmeno menzionando l’associazione a cui donare e non dando un contributo loro stessi, trasformando il loro gesto in un buffonata che rende loro degli idioti e questa sfida inutile. Tanti che si bagnano allegri per poi postare il video della loro impresa sul tubo ma pochi che sfoderano una penna e nell’altro mano un assegno e mostrare quanti soldi effettivamente danno. Parlando del nostro bel paese, uno dei primi ad accettare la sfida è stato il nostro caro Matteo Renzi, che come al solito, prende al volo le mode per trasformarla nella sua personale campagna pubblicitaria. Perché buttarsi dell’acqua fredda addosso serve molto, vero Matteo? Se davvero ci tenesse a questa lotta, non solo avrebbe donato ma anche eliminerebbe gli ostacoli che impediscono le ricerche, ad esempio una legge che tolga la defiscalizzazione delle donazioni, come afferma Massimo Mauro, presidente Aisla (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica), che giustamente si lamenta del fatto che nonostante in tanti abbiano fatto la doccia gelata, le donazioni hanno raggiunto solo 70 mila euro, numero che impallidisce di fronte ai 53 milioni raggiunti in America (Loro sono molti più di noi però). Inoltre, restando in tema di politica, nessun soldo per la ricerca sulle malattie neurodegenerative arriva dal governo, tutti fondi privati.
Dopo Renzi, sono seguiti vip dopo vip, da personaggi famosi con molto talento fino a chi il talento non l’ha visto nemmeno da lontano, tipo qualche tronista di Uomini e Donne. Proprio quest’ultimi sono i più ripugnanti, perché hanno sfruttato la IBC come modo per farsi notare, senza scrupoli e rispetto per la causa (diverse ragazze vip lo fanno solo per mostrare le tette). Anche Papa Francesco è intervenuto sul discorso: «Un cristiano sa dare. La sua vita è piena di atti generosi – ma nascosti – verso il prossimo», eliminando la parte religiosa che poco mi interessa, condivido pienamente ciò che ha affermato il pontefice. Chi ci tiene veramente a fare del bene e, pertanto, dare una mano a chi ne ha bisogno, lo fa in maniera anonima senza vantarsi, ne pubblicizzarsi in alcun modo, lo fa e basta, perché è giusto, non per moda o manie di protagonismo. Quelle del Papa sono solo una delle critiche mosse contro la Ice Bucket Challenge. Ma anche queste stesse proteste sono un modo per attirare la gente, alla fine è sempre stato così, quando una cosa è popolare, l’importante è parlarne, non importa se bene o male comunque le visualizzazioni sono assicurate. Pertanto alla schiera di gente che ha accettato la sfida ce ne sono altrettanti che pubblicano video, nei quale mostrano un assegno firmato, ma senza nessuna cifra ancora (perché non si mostra, dicono loro), facendo finta che la cosa gli interessi davvero, recitando la parte da persona seria, andando contro corrente per avere l’approvazione del pubblico che la pensa come lui, criticando pertanto chi fa la sfida ma, mi chiedo io, non è anche questo un modo per farsi pubblicità?

Le origini del fenomeno

Ma com’è iniziata questa mania? Tutto è partito dal golfista ventiseienne Chris Kennedy, il quale accettò, a metà luglio, la sfida di un suo amico, il quale consisteva appunto di tirarsi addosso un secchio di acqua gelata e donare dei soldi ad un ente di beneficenza qualunque. La sportivo professionista scelse l’ALS perché il cugino di sua moglie ne era malato. Pubblicò il video il 15 luglio, da li parenti e amici accettarono la sfida, la cosa però si diffuse sempre di più, in poco tempo si arrivò a 100 e passa video. Sappiamo tutti come è andata a finire.

La Ice Bucket Challenge è pertanto una buffonata per ottenere popolarità o un atto di bontà per aiutare chi soffre? Entrambe, la risposta esatta non può essere ne la prima ne la seconda perché dipende da individuo a individuo, ognuno di essi sa perché l’ha fatto, se per fama o generosità, rimane comunque il fatto che i soldi ricavati da questa “buffonata” stanno aiutando i malati della SLA, sperando che un giorno riescano a trovare una cura.

Adesso vi starete chiedendo “Ma questo articolo non è anche esso un modo per farsi pubblicità?”. Lascio rispondere voi.


Filippo Giacometti