Games Week 2016, la sesta edizione della fiera dedicata al mondo dei videogiochi in quel di Milano, la più grande in Italia e appuntamento perentorio per il sottoscritto.

Sono infatti sei anni che verso la metà dell’autunno mi dirigo alla città della cotoletta. alla fermata Lotto e fino a piedi all’entrata dalle scale a chiocciola che porta in quella affollante luogo di adolescenti troppo presenti e anche, se ve bene,  di videogiochi.

Dopo le problematiche dell’anno scorso, questa volta non ho avuto particolari problemi ad ottenere il pass stampa: era lì alla Gate 5 pronto ad aspettarmi ed essermi consegnato dopo un semplice controllo (no, i documenti non li guardano). Scendo, raffreddato ancora dalla pioggia accogliente di Milano e riscaldato man mano dal calore delle luci da expo.

Mi avvicino a quella marmaglia di gente che paga per entrare e che chiamerò simpaticamente “nopass” e riesco a passare in mezzo, consumando però tutta la mia stamina. Vado, come di consueto allo stand di multiplayer.it in cerca di un raro esemplare di Pierpaolo Greco o affini con cui lamentarmi della scarsa qualità del sito. Sfortunatamente per me e fortunatamente per loro non trovo nessuno e dunque mi appropinquo verso il prossimo obiettivo: giocare a Call of Duty per il solo gusto di saltare la coda.

Ovviamente sono passato senza troppi problemi ed entrato all’interno dallo stand noto immediatamente che, al posto delle solite scandenti Turtle Beach, la postazione di prova è composta da delle Astro con scheda audio complementare…. peccato che l’audio del gioco fosse bassissimo rendendo un impianto di ottima qualità come quello totalmente inutile.

Vorrei dirvi di aver dominato sopra gli altri partecipanti grazie alle mie indiscutibili capacità di giocatore ma ho scoperto che oramai a giocare agli sparatutto col pad non sono poi così campione.

Dopo aver completato l’obiettivo con tanto di trofeo guadagnato, mi muovo falciando i nopass verso la lì accanto Ubisoft presente con un trio di giochi: For Honor, Tom Clancy’s Ghost Recon Wildlands Watch Dogs 2. Visto che For Honor l’avevo già giocato l’anno scorso sono andato a vedere cani da guardia 2 per scoprire che la presentazione consisteva nel vedere giocato dal vivo la stessa demo dell’e3 e ascoltarla su delle cuffie di indubbia qualità: pessima. Inoltre, visto che alla casa francese piace scherzare, dopo la demo i presenti nella saletta si sono dovuti sorbire un video del youtubico duo iPantellas…. eh beh non servono spiegazioni.

Dopo aver aggiunto alla mia blacklist Ubisoft, mi dirigo più speranzoso a provare Horizon: Zero Dawn, il nuovo titolo di Guerrilla Games presente in forma giocabile tramite demo. Scopro che l’unico modo per saltare la coda è chiamare la PR di Sony/PlayStation la quale vaga in giro in zona (come mi dicono). Pertanto, io e altri miei colleghi blogger, attendiamo l’arrivo di una certa Angela vestita di pois la quale ci fa saltare ore e ore di inutile coda.

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Il mio pass stampa

Quest'anno stampa e blogger avevano due pass stampa con una grafica differente

All’interno due tizi di Amsterdam di Guerrilla Games ci mostrano dal vivo la demo dell’E3 2016, per poi nelle stanza successiva farlo a provare a noi. La demo però non è ben costruita: infatti non è possibile accedere alla minimappa e l’area è molto limitata. Se usciamo fuori da essa dopo un tot di secondi la demo riparte (ovviamente mi è capitato).

Il gioco è di qualità elevata ma avrei preferito una prova meno limitante e di più facile fruizione.

Mi muovo poi verso l’enorme e rotondo stand dedicato al PlayStation VR in cui mi spiegano che data la gran quantità di persone sia stampa che nopass, non possono farmi saltare la coda. Colpa probabilmente di demo della durata di 23 minuti, troppo lunghe per una fiera così piccola. L’unico modo per riuscire a bypassare la gentaglia in fila è trovare nuovamente Angela. “Si trova qua in zona”, mi dicono le ragazze dallo staff… ovviamente sparirà senza lasciare traccia.

Deluso approdo nell’area indie in cui tanti sviluppatori italiani mostrano le loro creazioni. Una zona della fiera in cui passerò più volte e avrò piacevoli conversazioni con gli sviluppatori e l’occasione di diffondere la nuova email, professionale, di dailygamer.

Tra i titoli provati quello che più mi ha incuriosito è stato un gioco VR di un team di Torino, i Tiny Bull Studios, intitolato Blind: inventato durante la Game Jam, una gara in cui gli sviluppatori devono creare un gioco in due giorni su un tema particolari, si tratta di un puzzle/avventura psicologica in cui prendiamo i panni di una ragazza la quale si sveglia scoprendo di essere cieca. Per muoverci e “vedere” dobbiamo usare un bastone per creare rumore e usare l’onda sonora come un sonar, similmente a come fa Daredevil.

Il gioco è stato pensato per la realtà virtuale, tutte e tre le principali periferiche con un occhio anche per il VR open source di Razer, e l’utilizzo dei joystick della realtà virtuale. La demo da me provata mostrava le meccaniche base del gioco: l’unico modo per vedere è provocando rumore e per andare avanti dobbiamo sbattere in continuazione il bastone a terra. Ovviamente, prima di tutto bisogna capire dov’è il pavimento quando si gioca in VR.

Oltre a questa meccanica, che è da capire come sarà migliorata in seguito per non risultare troppo ripetitiva, il resto della dimostrazione si basava su alcuni piccoli enigmi ambientali ma che assumevano nuova forma grazie alla realtà virtuale.

Purtroppo, esperienze del genere non si riescono a vivere appieno in un ambiente confusionario come quello della fiera; sia per il costante casino di sottofondo che per la polvere e la sporcizia che si infiltra negli occhi, rendendo l’uso della visore ancora più distruttivo per la vista.

Un attimo di relax sui divani color bianco della zona stampa di Microsoft, in cui servono aragosta e caviale, con una partitella a Gears of War 4. Salgo al second piano, zona dedicata a youtuber, cosplay, tornei e altra gentaglia. Non c’è molto da vedere, a parte la scuola Jedi in cui insegnano ad utilizzare la spada laser nel caso i Sith arrivassero sulla Terra. Il resto è composto da folle rincoglionite di ragazzine in prede agli ormoni per il loro youtuber nulla facenti del momento.

C’è addirittura una zona riservata ai VIP, in questo caso la sigla sta per Very Inutil People… almeno possa dire di aver visto XMurry dal vivo e confermo che ha la faccia da scemo anche dal vivo.

Faccio un giro senza meta tra gli stand: passo per un negozio che vende solo prodotti dedicati agli youtuber e perdo speranza nell’umanità, faccio un giro da Asus per vedere monitor di ogni forma e risoluzione, osservo rammaricato la coda infinita di Unieuro e qualche stand con visori della realtà virtuale; i miei occhi non reggerebbero altri contatti ravvicinati con uno schermo.

Vista la mancanza di stimoli, mi fermo in sala stampa (luogo di pace e serenità) in cui incontro il mio amico Giampiero con cui poi mi dirigo verso la metrò e a bordo di questa verso la stazione.

Il resto è fuffa. Ritorno a casa quindi senza un poster o una maglietta o una nuova tazza. Una GamesWeek senza bottino quest’anno. Delusione.


Filippo Giacometti