L’ottava opera del maestro Quantin Tarantino (di cui possiedo un autografo, da qualche parte), The Hateful Eight, giunge nel glorioso formato cinemascope (perché girare a 70mm fa figo) nelle sale italiane. L’autore di Pulp Fiction e Kill Bill sfodera un’arma vincente?

Una tempesta, otto persone, una stanza: i secondi sono i personaggi del racconto, la terza dove il racconto si svolge (per lo più) e il primo il motivo per cui sono nella terza. Sette uomini e una donna (una signorina dalle buone maniere) in una stanza per colpa di una tempesta… in un film di Tarantino. Andrà tutto bene, giusto?

The Hateful Eight è un western ad alta tensione, dosato, perfettamente diluito nella sua lunga durata e popolato da personaggi ben scritti quanto ben portati su schermo da un cast eccellente. La capacità di Tarantino di riuscire a mescolare cinema e teatro trova la sua massima espressione regalandoci un film con quel tocco, che solo Quantin sa dare, di ironia, humor nero, realtà scenica e un pizzico di splatter (forse non necessario ma.. cazzohaivistocomeglieèsplosalatesta!?).

Otto personaggi in una stanza al riparo in una tempesta, e chi si fida? Samuel L. “Bad Motherfucker” Jackson dimostra ancora di essere un tipo tosto, un grande attore, Kurt Russell alla pari, Jennifer Jason Leigh è la mia latitante preferita e.. beh non vi parlo di tutti e otto. L’unica “pecca” è aver sfruttato poco Tim Roth, rilegato a un ruolo troppo marginale rispetto al suo talento.

Non serve nemmeno dire che la colonna sonora è la ciliegina sulla torta, una ciliegina tutta italiana, che solo il nostro maestro Ennio Morricone poteva mettere.

The Hateful Eight è un ottimo film, non un capolavoro né il miglior lavoro di Tarantino, ma rimane comunque un’opera gustosa, affascinante, magari non adatta a tutti, ma da vedere.

Durante la visione assicurarsi che il pubblico in sala sia disarmato (e le mani sopra il cappello!).


Filippo Giacometti