Non sono un’amante dei videogame horror: musiche angoscianti, spaventi improvvisi e momenti di tensione non mi mettono di buon umore. SOMA non è però il classico titolo pieno di “jump scare” a cui agli youtuber piace giocare per immortalare su video le loro reazioni. Il nuovo nato di  Frictional Games appartiene al genere fantascientifico, la vera Fantascienza.

Ciò che rende SOMA un gioco diverso dagli altri è la storia, che oltre a essere magnificamente ben scritta rappresenta un ottimo esempio di narrazione tramite i soli mezzi videoludici: dimenticatevi cutscene dal gusto hollywoodiano, scene pirotecniche e altri trucchetti da cinema. I fatti vengono esposti attraverso gli occhi del protagonista che, come il giocatore stesso, non conosce quello che sta succedendo e dovrà indagare per scoprirlo. Dialoghi, diari, scritte sul muro, documenti nel computer, strane scatole nere, ambientazione, sono gli strumenti comunicativi che vengono usati per trasportare il giocatore all’interno del mondo di SOMA.

Somaobervation

Nell’Abisso


Un mondo inquietante, ambientato in un futuro dove a causa di un cataclisma l’umanità si trova costretta ad abbandonare la Terra. Per questo viene creato ARK, una contenitore dove sono state copiate le menti degli ultimi umani sul pianeta. Il piano era di lanciarlo nello spazio ma qualcosa è andato storto.

Il protagonista arriva nella base senza capire come è arrivato e cosa deve fare. Non è da solo (che gioco horror sarebbe altrimenti?) ma preferirebbe lo fosse. Strane creature si aggirano, strisciano e gridano e sta al giocatore, a noi, capire come riuscire a proseguire… possibilmente senza morire.

SOMA ha un gameplay lineare e semplice: entri in una nuova zona, vai in giro per le stanze cercando di capire cosa fare mentre qualche mostro ti insegue. L’unica cosa che può fare il protagonista è premere pulsanti, correre e lanciare oggetti.

Non mi è piaciuto giocarlo, per niente. Se non fosse stato per la storia probabilmente non l’avrei nemmeno comprato. Non sono quel tipo di persona amante degli enigmi, non ho molto pazienza e se dopo dieci minuti non ne vengo a capo…sbircio nella rete. Si è vero. Non è il miglior modo di giocare ma non mi importa.

Cosa ci posso fare se la storia del gioco mi prende ma la sua parte ludica mi annoia? Avrei potuto guardarlo su Youtube ma non l’ho fatto perché avrei perso quel senso di immersione fondamentale per godersi al meglio il titolo.

Il gioco non presenta nemmeno una vera sfida: non si può morire o almeno non mi è mai capitato. Se il mostro ti becca si sviene e poi ti risvegli un po’ malconcio; basta trovare un “kit medico” per rimetterti in sesto.

Vale la pena giocarlo? Certo, ma se non vi piacciono le storie sci-fi puro non fa per voi.

Soma

Chi sono?


Attenzione Spoiler.

Questa domanda semplice quanto filosoficamente complicata non è stata messa a caso.

Il protagonista di SOMA si chiama Simon, un ragazzo che dopo aver subito un danno cerebrale causato da un incidente in auto, decide di sottoporsi a una terapia sperimentale. Tale esperimento consiste nella scansione del cervello di Simon per capire quali tipo di cure usare per guarirlo pienamente. Simon dopo pochi mesi muore.

Durante il processo la mente di Simon è stata copiata nel computer e qualche secolo dopo questa è stata inserita all’interno di un corpo robotico.

La mente non viene trasferita ma duplicata. Questo significa che ogni volta che tale processo verrà effettuato il “vecchio noi” sarà ancora li, sapendo di essere condannato a morire.

SOMA pone dei dubbi morali, tocca temi di filosofia e psicologia. Anche se una copia sono ugualmente importante? Vado in paradiso se muoio? Sono domande che non trovano risposta ma fanno riflettere sull’esistenza della vita di Simon e in un certo senso anche la nostra. Non possiamo sapere con certezza che noi siamo realmente noi. Lo so, tutto questo vi scombussola la testa.

SOMA non è un titolo che lascia indifferenti. Tocca parti della nostra mente che non sono spesso esposte, ci fa pensare e riflettere come altre opere moderne non sono riuscite a fare. Quelle idee astratte senza una vera risposta ma una serie di opinioni.

Non è un gioco come altri.


Filippo Giacometti