All’avvicinarsi della Pasqua, festa dei cioccolatai e il giorno in cui un tipo famoso è resuscitato, nei cinema esce Risorto: basato sul Nuovo Testamento, racconta di un tributo romano, tale Clavio, chiamato al dovere da Ponzio Pilato per indagare sulla scomparsa di un cadavere, un nazareno crocefisso tre giorni prima: Gesù. Un giallo ai tempi dell’antica Roma o un pomposo film da predica della domenica?

Risorto sarebbe potuto essere un thriller storico, ne aveva tutto il potenziale, e invece perde la “giusta via” dopo un primo tempo, piuttosto stanco, per fare spazio a una storia religiosa, priva di interesse e dottrinale. Un film che sarebbe potuto essere molto più ambizioso e meno cattolico, lasciando allo spettatore il dubbio sulla veridicità sulla resurrezione del Cristo e non imporre la verità religiosa fin dalle prime scene.

Risorto non lascia spazio a dubbi, non è un giallo con un mistero da risolvere perché non ha l’ambizione di mettere in dubbio la fede cristiana, ma vuole semplicemente raccontare quello che è già stato fatto da tante altre pellicole di stampo religioso (e in chiesa), con l’unico pregio di cercare di farlo tramite gli occhi di un non credente (Clavio interpretato da un Joseph Fiennes incapace di emozionare) e in maniera meno biblica e pomposa.

La pellicola di Kevin Reynolds non dimostra coraggio, non osa sfidare la Chiesa o mettere in dubbio quella che per molti è una verità assoluta. Un film che non fa, purtroppo, scalpore (avrebbe potuto farli solo che bene a livello di vendita) castrato da una sceneggiatura con buon idee ma malamente sviluppate se non soppresse del tutto.


Filippo Giacometti