Se sapete già di che film sto parlando ed è difficile che non lo sappiate visto che ne ha addirittura parlato il TG1, saprete bene le asperità che questa commedia di Seth Rogen ha dovuto passare per arrivare al cinema e online per essere vista dal pubblico. La domanda è: ne valeva la pena?
Si vi aspettate un commedia satirica impegnata che vuole veramente comunicare un messaggio e fare dell’ironia sensata sul regime dittatoriale che vige in Nord Corea, in questo caso, The interview non è il film che fa per voi. Si tratta nient’altro di un buffonata americana senza alcuna etica che più che prendere in giro Kim Jong-un prende in giro se stessa, la sua infantile ilarità e la totale mancanza di serietà.
Sinceramente però a me è piaciuto e nonostante la sua infinità stupidità mi ha strappato più volte un sorriso, ma forse è per questa sua idiozia che alla fine è riuscito ad intrattenermi per le due ore circa di durata senza che la mano muovesse il mouse per chiudere la schermata.

La storia di fondo in se non è male, ci si poteva sviluppare una sceneggiatura ben più adulta ed intelligente invece di proporre una storiella stile americana in cui si fregano di tutto e di tutti tanto quello che gli interessa è vendere ii film e tanti saluti. Come di certo non è brillante l’interpretazione di James Franco, una delle peggiori (ma più che altro è il personaggio che interpreta in se un imbecille) mai viste fino adesso, e un Seth Rogen che gli fa da spalla ma non spicca nemmeno lui il volo nel cielo della recitazione fatta come si deve. Comunque sia non è un pellicola da buttare via, non mi aspettavo chissà cosa e quindi non sono stato nemmeno deluso, The Interview va preso per quello che è ovvero un commedia cafona ed imbecille che però riesce a divertire (se vi piace quel genere di comicità) e ha una trama altrettanto stupida ma che comunque funziona, inoltre c’è un po’ di splatter che non guasta mai.

Queste sono le mie impressioni sul film meno importante e più discusso in questo 2014, sperando che i Guardiani Della Pace non mi prendano di mira.


Filippo Giacometti