Alla Gamescom di Colonia ho avuto l’occasione di provare diversi titoli in anteprima in uscita questo e il prossimo anno, assistere a presentazioni e testare gli ultimi ritrovati tecnologici in fatto di realtà virtuale.

Uncharted 4 – A Thief’s End


Appena ho visto l’insegna di Uncharted 4 non ho potuto fare a meno di precipitarmi ad andare a provarlo. Purtroppo non era una demo giocabile, ma lo stesso livello presentato all’E3 giocato live e proiettato su un enorme schermo da cinema con tanto di casse sorround.

Se avete già visto il video della demo c’è poco da dire, se non ribadire quanto sia eccezionale graficamente e artisticamente quest’ultima fatica di Naughty Dog. Io non vedo l’ora che arrivi il giorno di uscita, previsto in un ipotetico giorno della primavera 2016.


 

Star Wars Battlefront – Survival


Prima demo di tre che ho provato di Star Wars Battlefront. La modalità Survival è una modalità cooperativa in cui due giocatori (ma anche uno solo) devono affrontare delle ondate di nemici di crescente difficoltà. La demo proposta allo stand era limitata a sole 5 ondate, girava su PS4 e si svolgeva nella mappa di Tatooine.

Si comincia con pochi soldati imperiale facili da battere, poi arrivano gli AT-ST che con un paio di colpi ben assestati di lanciarazzi esplodono (ma volendo si possono anche usare le armi blaster), successivamente cecchini e truppe dotate di scudo personali e con armi più potenti ci rendono la vita più ostica. Oltre a sterminare i nemici, dobbiamo di tanto in tanto andare a recuperare una capsula e proteggerla per un tot di tempo.

La mappa di gioco era di medie dimensioni con un buon sviluppo verticale, fin tanto da rendere necessario l’uso dei jetpack per muoversi velocemente.

Sfortunatamente non sono riuscito a completare le 5 ondate a causa del mio compagno di gioco che non era molto abile con il Dualshock 4 (guardavi i tasti mentre giocava), infatti dopo essere morto una sola volta se ne andato via lasciandomi in balia dei cloni imperiale. Per fortuna, un assistente EA è corso ad assistermi nello scontro.

Graficamente siamo davanti ad un mostro: ambiente ricco di dettagli, texture di alta qualità, fluidità e animazioni naturali dei personaggi.

Star Wars Battlefront mi è sembrato un titolo divertente ed immediato, facile per chiunque abbia un po’ di dimestichezza con gli sparatutto.


 

Ocolus Rift


Ho avuto l’occasione di provare Ocolus Rift due volte all’interno della aree consumer della Gamescom. La prima è avvenuta nello stand Nvidia, nella hall dedicata al PC (quello dove ci sono più ragazze insomma) in una struttura divisa in 6 stanzette. La demo, un gioco chiamato EVE Valkyrie, mi ha messo nei panni di un pilota di un caccia stellare in una missione cerca e distruggi. Ambientato nello spazio, con visuale in prima persona dentro la cabina, dovevo manovrare la nave spaziale per inseguire ed eliminare i caccia nemici.

Il gioco non mi ha entusiasmato particolarmente e nemmeno la periferica, almeno dal punto di visto dello schermo che presenta ancora una risoluzione troppo bassa secondo me. Ottimo invece il confort: non sembra nemmeno di indossarlo.

Il secondo contatto con Ocolus è avvenuto allo stand ufficiale, dove dopo una lunga attesa sono riuscito finalmente a provare nuovamente la periferica. Questa volta c’era una maggior varietà di demo testabile. Ho scelto un gioco action/adventure in terza persona  (Chronos di Gunfire Games) , per collaudare questo genere con il visore della realtà virtuale.

In Chronos dobbiamo addentrarci all’interno di un labirinto sconfiggendo gli avversari che si porranno davanti al nostro tragitto, risolvere enigmi e sfruttare Ocolus Rift come una telecamera per individuare i passaggi dove proseguire. Nella pratica si deve muovere la testa a destra o sinistra per vedere in quale direzione andare.

Nonostante non sia immersivo come un titolo in prima persona, Chronos è un titolo interessante che ha suscitato la mia attenzione.

Fallout 4


Bethesda ha costruito un vero e proprio cinema per la presentazione di Fallout 4. Dopo una presentazione del gioco (in tedesco), sullo schermo è stato proiettato un video tutorial in stile corto d’animazione sullo S.P.E.C.I.A.L ( Strength, Perception, Endurance, Charisma, Intelligence, Agility e Luck), il sistema di potenziamenti della abilità tipico della serie Fallout. La seconda parte della presentazione consisteva in un nuovo video gameplay, in cui il protagonista con il suo cane se ne andava in giro ad esplorare un edificio abbandonato. Nel suo percorso ha trovato diversi avversari ma niente di preoccupante per un uomo dotato di un arsenale con armi laser e fucili di vario tipo.

Rispetto ai due capitoli precedenti, Fallout 4 è più incline all’uso delle armi senza l’utilizzo del sistema di puntamento VATS. In questo modo si avvicina di più allo stile di uno sparatutto lasciando al giocatore la libertà di affidarsi al VATS per un maggior precisione oppure sparare senza interrompere l’azione.

Fallout 4 ha una palette di colori più variegata e presenta un comparto grafico tecnicamente discreto ma artisticamente ottimo.


 

Mad Max


Saltando con molto piacere la fila, ho potuto giocare una partita a Mad Max: il titolo action in terza persona sviluppato Avalanche Studios. La demo prevedeva un prima parte dove fare a pugni con dei predoni con un sistema di combattimento simile a quello della serie Batman di Arkane Studios. Peccato che in Mad Max i nemici attaccano una alla volta, rendendo questo sistema abbastanza inutile. Dopo aver potenziato il bolide di Max, mi sono lanciato nelle distese desertiche con lo scopo di rubare un motore V8 da un altra macchina. A tentare di impedirlo c’erano dei predoni (figli di guerra?) di cui mi potevo sbarazzare in due modi: sparargli con il fucile o semplicemente andargli addosso. Sia la mia vettura che quelle nemiche avevano una barra indicante lo stato del veicolo.

Raggiunto l’obbiettivo, l’ho seguito per un pezzo mentre i predoni sulle loro macchine cercavano di fermarmi, alcuni saltando sopra la macchina. Per fermare il veicolo con il prezioso motore V8, ho dovuto usare l’arpione per “smontare” i pezzi senza farlo esplodere. Completata la missione, sono andato in giro a distruggere le torri finendo però incastrato in mezzo alla rocce, fintanto che nemmeno i ragazzi dello stand sono riusciti a farmi uscire fuori.

Nel video qui sotto invece trovato un nuovo filmato tratto dal gioco.


 

Star Wars Battlefront – Walker Assault


Lo sparatutto DICE è un titolo prettamente multiplayer la cui componente più importante è la parte competitiva. Walker Assault vede due squadre di 24 giocatori ognuna sfidarsi in una battaglia all’ultimo colpo di blaster. Ambientato nel freddo pianeta di Hoth tratto da Episodio V, in Walker Assault le truppe imperiali devono farsi avanti con i possenti AT-AT per sconfiggere ed entrare nella base dei ribelli, quest’ultimi invece devono invece distruggere i camminatori a quattro zampe usando i caccia stellari.

Lo stand EA permettava a 48 giocatori di testare la modalità Walker Assoult su un PC di fascia alta dotati di cuffie, mouse e tastiera da gioco.

Star Wars Battlefront è un titolo immediato: per chi è avvezzo agli sparatutto gli ci vorranno pochi minuti per imparare ad usare armi e gadget. La linea di apprendimento è molto meno in salita rispetto a Battlefield, dove ci vogliono diverse ora di pratica prima di poter comprendere appieno le meccaniche e soprattutto padroneggiare le armi.

Il gunplay è di stampo arcade: le armi sono facili da gestire, non presentano nessun particolare rinculo e non è difficile riuscire a colpire i bersagli anche sulla lunga distanza. Inoltre le armi non si scaricano, bisogna solo stare attenti a non sparare troppi colpi di seguito pena il surriscaldamento che porta all’inutilizzo dell’arma per qualche secondo.

Non ci sono le classi: si scelgono le armi che si vogliono divise in primarie e secondarie e dei pacchetti ognuno contente tre abilità diverse, quali ad esempio scudo personale, lanciarazzi, jetpack o scudo a cupola, lanciagranate, detonatore termico e così via. Rispetto a Battlefiled però le armi sono molto poche e non personalizzabile, questo perché DICE ha voluto essere fedele il più possibile all’universo di Star Wars e non si è voluta prendere il rischio di aggiungere oggetti non presenti nella saga. Se da un parte questa semplificazione rende più divertente il titolo, dall’altra manca la varietà.

Questi difetti vengono però dimenticati appena si inizia a giocare: Star Wars Battlefront è uno spasso. Ci sono ben pochi titoli che riescono a divertirmi veramente e tanto meno quando sono ancora in sviluppo. Gli scontri sono veloci e frenetici, appaganti ed è incredibile come sembra davvero di partecipare ad una battaglia di Star Wars.

La componente grafica è eccellente: texture ad alta risoluzione, animazioni realistiche, effetti particellari magnifici e modelli identici a quelli originali del film.


 

Star Wars Battlefront – Fighter Squadron


Allo stand accanto era invece possibile giocare alla nuova modalità annunciata alla conferenza EA della Gamescom, il giorno stesso.

In Fighter Squadron 20 giocatori si affrontano in una battaglia sul cielo con lo scopo di distruggere il maggior numero di avversari e in alcuni occasioni compiere degli obbiettivi, come proteggere una nave da trasporto o eliminare la fregata VIP. Per rendere gli scontri più accessi, sono stati aggiunti altri velivoli guidati da intelligenza artificiale. Sulla superficie del pianeta si possono trovare dei bonus come quello di poter utilizzare il Millenium Falcon nel caso dei ribelli o lo Slave 1 per l’impero.

Ogni caccia è dotato di fuoco primario e secondario: il primo consiste in una coppia di cannoni blaster e il secondo in siluri protonici. Sia i caccia X-Wing che TIE hanno una abilità speciale: il primo può rigenerare gli scudi, il secondo attiva un turbo per scappare velocemente dalle situazioni più difficili.

Pad alla mano, mi sono precipitato con una caccia stellare TIE nel bel mezzo di un combattimento nel cielo di Sullust. Anche qui gli scontri sono frenetici e veloci, non c’è un minuto di tregua e i velivoli sono abbastanza semplici da pilotare, basta solamente imparare a prendere la mira. L’intelligenza artificiale si comporta in maniera intelligente (si, occorre sottolinearlo).


 

Mirror’s Edge Catalyst


La demo inizia con un tutorial che oltre a insegnarci i comandi e le meccaniche alla base del gioco, introduce la nostra protagonista Faith e la Città di Vetro: l’enorme città esplorabile che farà da campo da gioco alle nostre avventure.

I comandi per il movimento sono due: il grilletto sinistro su per le azioni da compiere sopra e il grilletto sinistro giù per quelle che vanno fatte sotto. Nel pratica, quando abbiamo un ostacolo davanti, possiamo decidere se scivolarci sotto o saltarci sopra. Un novità di Mirror’s Edge Catalyst è il Momentum: quando corriamo ed eseguiamo azioni senza mai fermarci Faith non può essere colpita dai proiettili, inoltre siamo più veloci.

Concluso il tutorial, c’erano tre differenti missioni da provare: una classica corsa parkour a tempo, sconfiggere delle guardie e cambiare la scritta di un cartellone. Sono riuscito a completarle tutte e tre senza grossi problemi. I combattimenti sono abbastanza semplici o almeno lo erano quelli della demo: basta schiacciare un tasto al momento giusto e Faith farà tutto il resto.

Graficamente il titolo presenta lo stesso stile del suo predecessore, ovvero sfondo per lo più bianco con gli elementi platform di tinte forti e ben visibili


 

Unravel


Presentato questo E3 da un emozionato Martin Sahlin, direttore creativo di Coldwood, Unravel è un platform ricco di enigmi con protagonista un pupazzetto fatta di fili di lana di nome Yarny. Unravel è un gioco che punta al cuore del giocatore, raccontando una storia emozionante in cui verranno narrati i ricordi di una famiglia. L’ambientazione è ispirata ai luoghi frequentati da Martin durante la sua vita, tra i lussureggianti e magici paesaggi nordici.

Non si può capire un titolo del genere in un ambiente confusionario come la fiera di Colonia. L’unica cosa che ho potuto esaminare nella prova sono la meccaniche di gioco.

Yarny usa il suo corpo per superare gli ostacoli che gli si pongono davanti usando i fili di cui è fatto come delle corde e all’occorrenza creare dei ponti. Bisogna stare attenti però che rimanga abbastanza filo, nel caso non ce ne  fosse abbastanza Yarny non potrà muoversi.

Unravel è un platform con diversi enigmi ambientali da affrontare sfruttando le abilità di Yarny. Gli enigmi propongono un buon livello di sfida e bisognerà usare la materia grigia per arrivare alla soluzione.

L’ultima fatica di Coldwood si presenta molto bene dal punto di vista grafico, con una qualità semi fotorealistica e una direzione artistica di buona fattura.


 

Project Morpheus


La periferiche di realtà virtuale era presenta in fiera con una demo giocabile a dir poca ridicola e stupida. Il gioco consisteva nel far passare delle figure geometriche dentro un buco, girandole orizzontalmente e verticalmente in modo da metterle nelle giusta posizione. La figura copriva la visuale e quindi l’uso della periferica era quello di spostare la testa per riuscire a capire cosa c’era in fondo. Dopo 5 minuti mi stavo già annoiando; inoltre Morpheus l’ho sempre visto come un accessorio inutile per la console non potendo garantire una risoluzione e un framerate sufficienti per i giochi di ultima generazione. Non era nemmeno così comodo da indossare.

Dark Souls 3


L’ultimo lavoro di Hidetaka Miyazaki era presente in forma giocabili allo stand Bandai Namco della Gamescom 2015. Dark Souls 3 sembra essere rimasto il titolo hardcore che tutti conosciamo, con quella ambientazione fantasy gotica e orde di nemici che vogliono farci arrivare alla scritta “sei morto”. Non sono un esperto della serie Souls ma non mi pare di aver notato sostanziali differenze rispetto ai capitolo precedenti.


 

Call of Duty: Black Ops 3


A dire la verità non aveva alcuna intenzione di provare l’ennesimo FPS della serie Call of Duty, ma visto che c’era poca coda e comunque ero un po’ curioso di sapere se davvero era stato cambiato qualcosa… beh, ci ho giocato.

Formula che vince non si cambia. Questo potrebbe essere il motto di Activision essendo questa nuova capitolo (almeno in multiplayer) identico nelle meccaniche a tutti i suoi predecessori. Io sono convinto che aggiungere nuovi funzioni, abilità, armi, gadget e altre cagate affini sia un enorme perdita di tempo. Dovrebbero invece snellire il gioco alla sua sola componente di sparatutto senza fronzoli tecnologici vari. Uno shooter in prima persona in cui quel che conta di più è la mira e la velocità, senza perks e super poteri che tengano.

Io ci gioco ogni anno in fiera a Call of Duty e ogni volta mi sembra lo stesso gioco con qualche accessorio in più. Non dico che non lo comprerei mai ma magari una volta ogni tre anni.


 

HTC Vive


Dopo un ora e mezza di fila a causa di una cazzo di troupe televisiva che dovevo mettersi a registrare a quella fottuta ora. Cazzo. Ho potuto con mia grande gioia provare la periferica di realtà virtuale nata dalla collaborazione tra HTC e Valve, così fantastica che si dice abbia ridato la vista ai sordi.  Ma è davvero così strabiliante come dicono? SI SI SI SI.

La differenza rispetto alle altre periferiche sue parenti è che non si sta seduti muovendo solamente la testa, ma si cammina liberamente in una stanzetta usando i due controller simili al Wii Remote come “mani virtuali”. Attraverso Vive ho potuto immergermi nel fondo dell’oceano interagendo con le creature che ci abitano, dipingere quadri in 3D e visitare i laboratori di Aperture della serie Portal.

HTC Vive ha uno schermo a risoluzione più alta, non ha nessun buco che permette l’entrata della luce e funziona stando in piedi. Questi tre fattori rendono l’esperienza davvero realistica e incredibile. Non è facile descrivere a parole quello che ho vissuto e spero riuscirete a provarlo perché è davvero una cosa impressionante.


Filippo Giacometti