L’iconico agente britannico doppio zero ritorna al cinema con il suo 24° lungometraggio, Spectre. Riuscirà James Bond a conquistare il pubblico come fa con le donne?

Dopo l’ottimo Skyfall, le speranze che Spectre fosse un degno capitolo della serie creata da Ian Fleming erano alte, essendo diretto dallo stesso regista Sam Mendes (vincitore dell’oscar per American Beuty) e con protagonista il biondo Daniel Craig, che ha dimostrato di essere un degno agente 007.

Spectre è un film d’azione dal ritmo inutilmente lento, con poche idee e che cerca, sbagliando, di avvicinarsi ai vecchi film delle serie. La strada iniziata con Casino Royale, voltava pagina e si allontana dallo stile degli anni 60, voleva proporre un Bond più realistico e adatto ai tempi. Spectre esce fuori da questo tragitto, ma di poco, col risultato di essere un specie non ben identificata di James Bond.

La narrazione è lenta, i dialoghi pieni di lunghe pause e diverse scene sono “vuote”, inutili ai fini della storia. Daniel Craig stesso è annoiato, un James impassibile e con poche sfumature, tutte di colori freddi.

Ci sono rimandi ai vecchi Bond, e non mi riferisco solo alla Spectre (con tanto di gatto bianco) ma anche ad automobili con gadget “non di serie” o scene d’azione ai limiti del comico. Un Bond sempre bello e pulito, che pensa di cavarsela sempre e se la cava sempre. Si certo, è il personaggio ma se vuoi fare un certo tipo di film, devi anche assicurarti che i suoi protagonisti siano adatti.

Spectre non è un brutto film, semplicemente non ha uno stile e per questo perde tutto il suo mordente.

Suvvia James, con le donne non perdi ancora colpi.


Filippo Giacometti